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1. Oggi, 27 gennaio, è la Giornata della Memoria, non solo un omaggio alle vittime dell’Olocausto, ma un impegno quotidiano per difendere i valori di libertà, uguaglianza e rispetto. In un tempo in cui l’antisemitismo riaffiora con forza in molte parti del mondo, è nostro dovere essere vigili, uniti e coraggiosi. Non c’è futuro senza memoria, e non c’è giustizia senza la lotta contro ogni forma di odio e discriminazione.
L’ho scritto qui, se vuoi condividere.

2. Con tutti i limiti evidenti la tregua in Israele regge. Lo scambio di ostaggi in cambio di prigionieri procede, gli aiuti stanno entrando in modo importante a Gaza, il ritorno a casa (o più facilmente alle macerie) verso il nord della striscia potrebbe sbloccarsi presto in modo più massiccio.
Tutto questo accompagnato da immagini, non casuali, dei terroristi di Hamas armati come sempre, che si presentano davanti le telecamere con volti coperti e divise pulite. A significare che sono tutt’altro che sconfitti.
Costruire la pace sarà molto più difficile, rispetto alla già complicatissima tregua. Israele non rinuncerà a voler eradicare Hamas, i palestinesi al riconoscimento del loro diritto ad uno stato. Come costruire le condizioni per la sicurezza di tutti resterà il gigantesco problema da cui dipende non solo la pace in quel lembo di terra ma in tutto il Medio Oriente.

3. Tra qualche settimana saranno tre anni esatti dall’invasione russa dell’Ucraina. Per Putin doveva essere un’operazione lampo e il fatto che ancora si combatta è per lui già una prima sconfitta.
Un conflitto asimmetrico tra democrazia e totalitarismo, che oggi vede sul campo di battaglia non più solo la Russia ma anche la Corea del Nord. Un fatto nuovo che forse non stiamo considerando a sufficienza.
Ne ho parlato qui in Aula durante le comunicazioni del ministro Crosetto.

4. In queste settimane Azione sta svolgendo il suo congresso, gli iscritti voteranno il 15 febbraio. Non è un discorso molto popolare, lo so, ma i partiti servono, e sono migliori quando sono più partecipati e vissuti. Ne ho parlato qui.
Non si sa mai, se volessi dare una mano in un modo o nell’altro segnalamelo.

5. La presidenza Trump si preannuncia come un’esperienza di grande impatto e rottura, capace di ridefinire molti equilibri. Una delle sue prime conseguenze sarà costringere noi europei a decidere se siamo in grado di camminare con le nostre gambe e parlare con una voce sola. In caso contrario, come già evidente in queste prime giornate, rischiamo di diventare irrilevanti nello scenario globale.
Le immagini di deportazioni di immigrati oltre confine, la grazia concessa a chi aveva assaltato le istituzioni quattro anni fa e gli annunci roboanti su Panama e Groenlandia delineano subito il tono della comunicazione e lo stile che caratterizzeranno questa presidenza.
Tuttavia, per comprendere davvero l’impatto di questa amministrazione, sarà necessario attendere la concretizzazione delle decisioni promesse su temi chiave come i dazi, le relazioni con l’Ucraina e la Cina.
Questi sono dossier complessi, dalle conseguenze di enorme portata e spesso contraddittorie, che potrebbero ridefinire non solo i rapporti internazionali, ma anche l’economia globale e il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. La sfida per l’Europa, ora più che mai, sarà dimostrare la propria capacità di essere protagonista.

ps: a proposito di Cina, sono stato qualche giorno in Costa Rica e El Salvador (ne ho scritto qui),  paesi estremamente interessanti, anche per rendersi conto di quanto è grande l’influenza cinese anche nel cuore del continente americano.
Chissà se Trump qui, dove ce ne sarebbe davvero bisogno, ci vuole portare più politica americana, che non può essere solo di respingimenti alla frontiera o di pur indispensabile lotta al narcotraffico.

pps: protestare, scioperare, dissentire e manifestare: pilastri irrinunciabili della democrazia che devono essere difesi sempre e fino in fondo. Fortunatamente, in questo Paese nessuno è privato delle occasioni per esercitare questi diritti.
Tuttavia, esistono anche doveri istituzionali, il cui rispetto è fondamentale. L’elenco è lungo e varia in base al contesto o alla professione. Per quanto mi riguarda, rientra nei doveri dei magistrati garantire il rispetto del senso e della forma dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un momento in cui magistrati, avvocati e rappresentanti del governo si confrontano e si ascoltano con reciproco rispetto. Se viene meno questa funzione, allora meglio abolire l’intera cerimonia.