1. La liberazione di Cecilia Sala è il risultato di un lavoro complesso e delicato, che ha coinvolto i servizi, la diplomazia e il Governo italiano. Parallelamente, come è logico, si è risolta anche la vicenda di Alireza Abedini, l’iraniano arrestato a Milano su richiesta degli Stati Uniti, in un’operazione condotta nel pieno rispetto del diritto italiano e internazionale.
Ho avuto modo di parlarne a Radio Radicale qui e a Zeta Luiss qui. È giusto riconoscere che le cose sono state fatte nel modo corretto, con efficacia.
A chi, e comprendo le loro preoccupazioni, mi scrive: “Però andare in Iran in questo periodo…”, rispondo con una riflessione: il lavoro del giornalista d’inchiesta internazionale è, per sua natura, rischioso. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi sui contesti più difficili o sui conflitti più complessi. Conoscere il mondo significa che qualcuno, con coraggio, va dove altri non osano, per raccontare ciò che accade.
Il punto, dunque, non è rinunciare. Il punto è lavorare insieme per ridurre i rischi, mantenendo però aperte le porte su ciò che accade nel mondo, anche quando si tratta di scenari ostili o di guerra. La libertà di stampa è essenziale, soprattutto dove qualcuno vorrebbe soffocarla.
2. Nel frattempo continuano gli scontri seguiti alla tragica morte di Ramy Elgaml, avvenuta il 24 novembre 2024 a Milano durante un inseguimento con i carabinieri. Scontri che non sono giustificabili e aizzati dai professionisti della violenza. Violenza contro le città, le forze di polizia, condita da pericoloso e ormai scientifico antisemitismo dimostrato anche da quanto avvenuto contro la Sinagoga di Bologna.
In questo contesto, risuonano con forza le parole di Yehia Elgaml, padre di Ramy, che ha esortato a evitare ulteriori violenze in nome di suo figlio, riponendo fiducia nel lavoro della magistratura per fare chiarezza sull’accaduto. Fiducia che naturalmente condivido profondamente e che mi aspetto concretizzi rapidamente in una risposta di verità alla famiglia del giovane.
3. Ormai sempre peggio con i treni con ritardi continui che si accumulano. I danni sono enormi in termini di credibilità ma soprattutto perché dietro ad ogni ritardo c’è un problema che coinvolge migliaia di persone.
Assurdo dire che è colpa di Salvini, ma è altrettanto assurdo dire “che c’entra Salvini?”.
Un ministro ha una responsabilità di intervenire sulle cause che provocano disservizi e interruzioni. Ci si aspetta da mesi risposte, soluzioni, indagini anche per capire se si tratta sempre e solo di cause accidentali. C’è un diritto, di chi il treno lo usa, di non sentire solo solidarietà o commenti, ma di vedere che ci si mette seriamente al lavoro senza ricorrere a soluzioni bizzarre come far partire i treni in anticipo o cancellarli per non vederli arrivare tardi.
4. Ho presentato, assieme al collega Fabrizio Benzoni, una interrogazione parlamentare sulla cessione del ramo specializzato nella produzione di camion e attrezzature per l’antincendio del Gruppo Iveco ad un fondo tedesco.
Magirus è uno dei fornitori più noti e tecnologicamente più avanzati nel settore antincendio a livello mondiale, si occupa di fornire anche il nostro Corpo nazionale dei vigili del fuoco e offre contestualmente una rete di assistenza per garantire la prontezza operativa dei veicoli con la manutenzione e il servizio sul posto.
La preoccupazione, in particolare anche dei lavoratori dello stabilimento italiano di Brescia, riguarda le possibili ricadute di questo cambio di proprietà nel lungo periodo sui livelli occupazionali e sull’operatività del nostro Corpo nazionale. Qui il testo dell’interrogazione.
5. Ieri alla Camera dei deputati abbiamo presentato le oltre 72.000 firme raccolte come Azione per la nostra proposta di legge sul mix energetico e il nucleare. Ora al governo la responsabilità di darci una risposta e di passare dalle dichiarazioni ai fatti. Ne ho parlato qui.




